Giappone: il paese asiatico con maggior consumo di vino pro capite annuo

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Il Giappone è il primo paese in Asia per consumo pro capite di alcohol pari a 2,6 litri annui. Solo il 5% degli alcolici consumati è vino e questo dato lascia presupporre un ampio potenziale di crescita. Inoltre l’aumento dell’Iva dal 5% all’8% ha ridotto i consumi per alcolici ad eccezione del vino. Amanti del bello estetico, sono un Paese che ha conosciuto la cultura occidentale prima di altri stati asiatici, attraverso viaggi ed esperienze nei paesi europei, raggiungendo una buona conoscenza del vino. La liberalizzazione progressiva delle licenze di vendita al dettaglio degli alcolici e le campagne educative sulle qualità benefiche  del vino, hanno favorito una crescita del consumo di tale prodotto. Il consumo di alcohol è favorito anche dagli ottimi mezzi pubblici frequentemente utilizzati nelle città giapponesi in quanto controlli e sanzioni per guida in stato di ebrezza sono molto severi. 

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Sebbene la svalutazione dello yen abbia sicuramente influito in negativo sulle importazioni in generale, costringendo gli importatori ad esborsi più alti per stesse quantità di prodotto. Per quanto riguarda i maggiori paesi esportatori, possiamo registrare che nel periodo gennaio-settembre 2014 l’Italia chiude con un +5%, migliorando il consuntivo del primo semestre. La Francia subisce invece un calo del 2,5%, mentre il Cile con una crescita del 20,5% raccoglie i frutti dell’accordo di libero scambio siglato col Paese del Sol Levante che adesso ha piena efficacia. L’Australia ha visto una perdita del 5%, ma ha firmato quest’anno l’accordo di libero scambio col Giappone di cui vedrà gli effetti nel giro di sette anni.

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Per quanto riguarda la distribuzione, diversamente dal canale GDO, sia che il vino venga importato attraverso un importatore od un produttore giapponese, ci sono due canali: un grossista di 1° livello che distribuisce ai dettaglianti ed ai ristoranti oppure grossisti di sportello che riforniscono in piccole quantità, ma spesso, realtà che non hanno molto spazio per lo stoccaggio. I prezzi dei vini vengono aumentati da 3 a 5 volte rispetto ai prezzi ex-works; nella GDO il prezzo medio di una bottiglia di vino si aggirava poco al di sopra dei 1.000 yen (poco sopra i 7 €), ma adesso siamo sui 2.500-3.000 yen (10,85 € – 21,70 €), con reparti dedicati sempre più grandi.

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Korea del Sud: un mercato in forte crescita e dalle ottime potenzialità

 449050_south-korea_satin_flag_yuzhnaya-koreya_atlasa_flag_1920x1080_(www.GdeFon.ru)La Korea del Sud è un mercato molto interessante: è il terzo Paese orientale più importante, in relazione al vino, dietro a Cina e Giappone. I coreani bevono in media 2 litri di alcohol pro-capite annui ed i consumi sono in ascesa, come anche quel ceto medio altamente influenzato dalla cultura anglosassone, grazie a cui in termini di consumi e conoscenza del vino sono più maturi dei consumatori cinesi. L’Italia in questo mercato risulta al terzo posto dietro Francia e Cile, che però superiamo per prezzo medio. Gli spumanti sono un segmento in crescita, dapprima poco conosciuti, adesso stanno sempre più riscontrando apprezzamenti. In questo segmento, l’Italia è leader in volumi, mentre la Francia ha prodotti medi al doppio del nostro prezzo.

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Dal punto di vista sociale, bere e mangiare in Korea sono un momento molto importante sia per socializzare che per discutere accordi d’affari. I coreani infatti pensano che solo quando beve l’uomo riveli la sua vera personalità, scoprendo dunque se ci si possa fidare o meno di un potenziale socio d’affari. In Korea si beve birra coreana, molte delle quali chiare; il Soju (fatto con cereali e patate dolci, simile alla vodka e con un alto contenuto alcolico, bevuto soprattutto dagli uomini d’affari); i vini coreani, la maggior parte fatti col riso fermentato ed in alcuni casi con aggiunta di erbe o frutta.

Nel periodo gennaio-giugno 2013 le importazioni di vino sono cresciute del 21,2% in più rispetto allo stesso periodo 2012. Infatti nel 2013 c’è stato un aumento del 13% rispetto ai volumi e del 16% rispetto al valore.

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Altro importante passaggio per la crescita del mercato coreano è stato l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea entrato in vigore il 1°luglio 2011 che elimina il 98,6% di dazi da entrambe le parti per prodotti sia industriali che agricoli.

Per quanto riguarda i canali distributivi coreani possiamo paragonarli a quelli occidentali con GDO, HORECA e canale al dettaglio; ci sono poche difficoltà a livello di pratiche burocratiche e doganali ed inoltre c’è un ottimo contesto infrastrutturale con modelli di distribuzione e consumo molto vicini a quelli giapponesi.