Indonesia: le dinamiche di un mercato in forte crescita

imagesLa Repubblica di Indonesia rappresenta uno dei Paesi asiatici su cui vale la pena porre attenzione, in quanto è sicuramente tra i più interessanti dell’ASEAN (Association of South-East Asian Nations). Bisogna però esser consapevoli del fatto di avere a che fare con un mercato che ha delle dinamiche bene precise.

Ci troviamo di fronte ad una popolazione di 250 milioni di abitanti, di cui ben 86% musulmani. Ecco la caratteristica determinante di questo Paese. Gran parte della popolazione non consuma bevande alcoliche e la governance indonesiana spesso ha un atteggiamento limitativo, se non ostruzionista, nei confronti della vendita di tali bevande.

Risalgono infatti al 16 Aprile 2015 le misure restrittive circa la vendita di birra, vino e liquori che però attualmente si riferiscono solo a birra e pre-mixed drinks, vietandoli nei convenient retail stores (es. 7Eleven) e limitando invece la loro commercializzazione nei grandi supermercati.

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Nonostante proclami allarmisti, vi è un grande spazio per la circolazione di vino in un Paese che non può voltar le spalle ad un bene che viene sempre più richiesto. Infatti, ogni anno, viene decisa dal Ministero del Commercio, d’accordo con gli importatori e le associazioni dei gestori di attività del canale HoReCa, il quantitativo di vino da importare in base alle previsioni di domanda. Quota che ovviamente sta crescendo di anno in anno.

Tale scelta di regolamentare le importazioni di vino è comunque discutibile in quanto stimola la crescita del mercato nero e la corruzione in un Paese in cui tali dinamiche sono ancora un problema.

Possiamo stimare che il target a cui si rivolge tale mercato conti 25 milioni di persone, composte da indonesiani benestanti (soprattutto di etnia cinese), sempre più attirati dal life style europeo, residenti stranieri e turisti che ogni anno in 8 milioni si recano nel più grande Stato-arcipelago del mondo. Il consumo pro-capite si attesta a 0,2 l annui con un import annuo pari a 370.000 l di cui 1 milione di euro di vino italiano.

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L’80% del vino importato viene venduto attraverso il canale HoReCa e sono in grande crescita i canali on-line di vendita parallelamente alla crescita di club ed associazioni di winelovers. La ristorazione italiana è molto diffusa soprattutto a Jakarta, Surabaya (seconda città indonesiana per grandezza), Bali, Lombok ed altre destinazioni turistiche, inoltre i vini del nostro Paese sono presenti in quasi tutti i ristoranti di medio-alto livello.

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Le quote di mercato sono divise come segue: 51% Singapore, 16% Australia, 12% Francia, 7% Malesia, 5% Italia, 4% Cile ed a seguire gli altri. I dati riguardanti Singapore e Malesia vanno letti tenuto conto che stiamo parlando di beni che vengono importati in questi Paesi per poi essere riesportati in Indonesia.

Nel mese di Luglio 2015 il Ministero delle Finanze ha approvato un nuovo regolamento sulle aliquote di importazione, passando da una base volumetrica a quella ad valorem, con un tariffario fissato al 90% del prezzo di mercato . Ciò comporterà un aumento dei costi da parte degli importatori indonesiani che molto probabilmente andrà a ricadere sui consumatori finali ed ad una divaricazione di prezzo tra i vini importati della fascia premium e quelli di fascia media, così come tra vini locali e vini di importazione. Tale scenario apre alla possibilità di studiare strategie di penetrazione del mercato da parte delle nostre aziende in relazione alle dinamiche che si stanno consolidando in questo Paese.

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Altro dato importante nell’analisi soprattutto di medio termine è sicuramente l’avvio dei negoziati tra UE e Indonesia per quanto riguarda il Free Trade Agreement (FTA). Infatti la Commissaria Europea al Commercio Cecilia Malmström ed il Ministro indonesiano del Commercio Tom Lembong hanno iniziato il 18 Luglio 2016 i colloqui che porteranno alla chiusura del primo ciclo dei trattati a fine 2016. L’accordo porterà ad un forte abbattimento dei dazi, dando così impulso ad un mercato, quello del vino (e non solo), che crescerà enormemente nei prossimi anni.

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La legislazione restrittiva si sta allentando, l’industria turistica si sta sviluppando a ritmo frenetico e la classe media indonesiana sta crescendo con una cultura sempre più cosmopolita; se uniamo questi dati al possibile accordo di libero scambio tra EU e Indonesia, possiamo facilmente capire come sia questo il momento di iniziare a prendere posizione in uno dei mercati più promettenti del Sud-est asiatico.

 

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Singapore: un’importante porta d’accesso per il Sud-est asiatico

downloadSingapore è una città-Stato del sud-est asiatico, situata sull’estrema punta meridionale della penisola malese. E’ una Repubblica parlamentare guidata dall’attuale Presidente Tan Keng Yam, eletto nel 2011 con mandato di sei anni, e dal Primo Ministro Lee Hsien Loong, in carica dal 2004.

Singapore ha una superficie di 710,2 kmq, conta 5,47 milioni di abitanti (3,87 milioni senza i non-residenti) con un reddito medio di € 35.000 annui e la moneta ufficiale è il dollaro di Singapore (SGD) che ha un rapporto medio con l’Euro pari a 0,65.

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L’economia di Singapore è cresciuta del 1,8% nel 2° quadrimestre del 2015, registrando un – 2,8% rispetto al quadrimestre precedente. Tale rallentamento è dovuto soprattutto ad una congiuntura globale, tenendo conto che due dei suoi maggiori partner commerciali, la Cina e la Malesia, vivono periodi di rallentamento economico (Cina) e instabilità politica (Malesia). Ci sono comunque previsioni di crescita interessanti pari a + 3,6% per il 2016/2019 grazie al rafforzamento del potere d’acquisto e all’aumento dei turisti (il Governo mira infatti nel breve periodo a raddoppiare l’attuale numero di 10 milioni di turisti annui) che garantiranno una crescita dei consumi interni.

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Singapore fa parte dell’ASEAN, ovvero l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, all’interno del quale ricopre di fatto un ruolo molto importante di coordinatore per il mantenimento della cooperazione e integrazione tra i dieci Paesi membri, così come tra ASEAN e Cina.

Singapore rappresenta un hub commerciale, finanziario e logistico strategico – anche grazie al Free Trade Agreement con l’Unione Europea – offendo così una porta d’accesso per i Paesi del sud-est asiatico che, con una bacino di 600 milioni di abitanti, è sicuramente una delle maggiori aree di sviluppo ed opportunità economiche dei prossimi anni.

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Il mercato del vino a Singapore cresce del 5% annuo ed al momento le statistiche ci dicono che vengono importati ben 30 milioni di litri di vino all’anno, di cui metà sono riesportati principalmente in Malesia, Indonesia, Thailandia, Vietnam e Cina. Altro dato molto interessante riguarda il consumo pro-capite di vino pari a 3 litri, un dato non trascurabile e sicuramente tra i più alti in Asia.

In questo promettente ed interessante mercato i consumatori sono principalmente singaporiani con redditi medio-alti, residenti stranieri e turisti; le tipologie di vino importate sono per il 60% vini rossi (la maggioranza degli acquirenti sono di etnia cinese), 37% vini bianchi e 3% vini rosati. Per quanto riguarda invece i Paesi produttori, la Francia, con un lavoro esemplare sulla propria immagine che talvolta eccelle anche sulla qualità dei propri prodotti, intercetta il 67% della domanda di vino a Singapore, mentre l’Australia, favorita soprattutto per la vicinanza, acquisisce una fetta di mercato pari al 12%, mentre il nostro Paese, con un presente non molto soddisfacente, ma con possibilità di crescita importanti, si attesta sul 3,5%. Potremmo aggiungere inoltre anche Regno Unito, Nuova Zelanda e USA in questa breve disamina. I canali di sbocco verso i consumatori sono rappresentati per il 30% da canali HoReCa e 70% da canali off-trade.

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Accingendoci a parlare di tassazione, dobbiamo preliminarmente e necessariamente porre la nostra attenzione sull’accordo di libero scambio (FTA) in fase di costruzione tra Unione Europea e Singapore: siglato il 20 settembre 2014 ed in attesa di ratifica, rappresenterà un momento importante per favorire l’apertura verso tale promettente mercato, ma soprattutto anche verso gli altri mercati dell’ ASEAN (in questa ottica, l’Unione Europea sta implementando i negoziati per accordi di libero scambio con Malesia, Vietnam e Thailandia). Si ha la netta percezione di essere solo all’inizio di un percorso che vedrà in breve tempo abbattere gran parte dei dazi nei Paesi del sud-est asiatico e dare grande impulso e spinta al commercio.

I beni tassabili a Singapore sono di quattro tipi: vini e liquori, tabacco e prodotti correlati, motoveicoli e prodotti petroliferi. Tali beni sono soggetti a dazio doganale e/o accise. Il dazio doganale si applica sui beni importati, mentre l’accisa si applica in relazione a beni prodotti o importati a Singapore. Per calcolare queste due tipologie di tassazione il Governo utilizza od un calcolo “ad valorem” (ad esempio, 20%  del valore doganale) od un calcolo con uno specifico prezzo (ad esempio, SGD60 per litro d’alcohol).

La Goods and Services Tax (GST) è applicata su tutti i beni importati a Singapore ed è pari al 7% del valore doganale della merce più tutte le tasse o dell’ultimo prezzo di vendita più tutte le tasse (se c’è stata più di una vendita). Se invece abbiamo a che fare con merci non tassabili, dunque non rientranti all’interno delle quattro categorie sopra riportate, la GST si calcola solo sul loro valore doganale.

 

 

Hong Kong International Wine&Spirits Fair 2015

1415697781775_en_siteSi terrà dal 5 al 7 novembre 2015 l’ottava edizione della Hong Kong International Wine&Spirits Fair. Organizzata dalla HKTDC (Hong Kong Trade Development Council) all’interno della Hong Kong Convention and Exhibition Centre (HKCEC) , nel 2014 ha visto la partecipazione di ben 1.007 exhibitors all’interno di uno spazio pari a 19.068 mq con 19.926 buyers presenti provenienti da 75 paesi diversi.

Tutta l’Asia del vino e non solo si raccoglie ad Hong Kong per questo importante evento, dunque, per chi vuole approcciare a tali nuovi mercati o per chi vuole consolidare la propria posizione nei Paesi dell’estremo oriente, sicuramente sarà una opportunità importante.

I primi due giorni della manifestazione sono dedicati solo ai professionisti del settore, mentre l’ultimo giorno è aperto anche al pubblico.

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La ToscanWine Group sarà presente per il secondo anno consecutivo con il suo brand per l’Asia “Giro di Vite”, creando così una collettiva di aziende di diverse regioni italiane con prodotti complementari, offrendo servizi che vanno dall’organizzazione e gestione tecnico-logistica pre e post fiera, sino al follow up dei contatti raccolti.

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Per ogni azienda interessata a saperne di più circa i servizi offerti od intenzionata a partecipare, si prega di contattarci ai recapiti che troverete nella sezione contatti.

Link esterni:

– Hong Kong International Wine&Spirits Fair 2015

 

Bando OCM Vino Paesi Terzi 2015: aiuti concreti per l’export

ministero1-460x295E’ finalmente uscito il D.M. n°35124 del 14/05/2015 che regola ed indica, per l’annualità 2015-2016, le modalità operative e procedurali per l’attuazione del D.M. n°4123 del 22/07/2010, in cui vi sono descritte le modalità attuative della misura “Promozione sui mercati dei Paesi Terzi”.

Tale strumento consentirà alle aziende che entreranno a contributo, in seguito all’ammissione delle proprie domande, di poter accedere ad un cofinanziamento del 50% da parte della Comunità Europea circa un progetto di promozione della durata di un anno verso Paesi terzi. Nei prossimi giorni usciranno a scaglioni i decreti delle singole regioni che definiranno, sempre restando all’interno del D.M. in oggetto, le condizioni di partecipazione alla gara, sia in termini di caratteristiche dei beneficiari che in termini di caratteristiche del progetto di promozione da portare a domanda.

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Si prevede che orientativamente il periodo di presentazione delle domande copra tutto il mese di giugno (come l’annualità precedente) ed i termini di apertura e di chiusura di tale finestra differiranno di pochi giorni da una regione e l’altra. Entro il 29 luglio 2015 le Regioni comunicheranno ai soggetti proponenti gli esiti definitivi dei progetti da parte dei competenti Comitati di valutazione.

Sono ammessi, come negli anni passati, i progetti multiregionali, anche se è lasciato al libero arbitrio delle singole regioni la possibilità di aprirsi o meno a tale possibilità.

Per quanto riguarda il progetto da presentare, il D.M. n°35124 del 14/05/2015 indica che l’importo massimo delle spese ammissibili non può essere superiore al 20% del volume d’affari realizzato dal beneficiario con riferimento all’ultimo bilancio approvato.

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La ToscanWine Group opera attraverso questo importantissimo strumento in due modi:

Elaborazione della domanda per accedere a contributo su commissione dell’azienda proponente e rendicontazione.

Elaborazione della domanda per accedere a contributo su commissione dell’azienda proponente, messa in atto del programma promozionale e rendicontazione.

Per saperne di più si prega di contattarci ai recapiti che troverete nella sezione “contatti“.

Link esterni:

– D.M. n°35124 del 14/05/2015

Nasce il nuovo brand targato ToscanWine Group: WineHeArt

Copia di WineheArt_logo_defLa ToscanWine Group è lieta di annunciare un nuovo progetto nato dalla volontà di creare un connubio tra Arte e Vino: WineHeArt.

La nostra idea ruota attorno all’aspetto dinamico del processo creativo sia del Vino che dell’Arte: il Vino è strettamente legato alle condizioni climatiche, alla Natura che nel suo divenire caratterizza in modo unico un’annata rispetto ad un’altra; l’Arte, invece, è strettamente legata al processo creativo dell’artista, frutto della sua creatività, abilità, del suo stato emozionale, delle sue esperienze, il tutto contestualizzato nella società del suo tempo.

Vi è la volontà di creare un luogo di incontro tra un artista contemporaneo ed un produttore di vino, di legare assieme queste due differenti forze creative in un unico e prezioso oggetto d’arte.

WineHeArt sceglierà di volta in volta l’artista e la cantina con cui collaborare e con essi lavorerà per creare una collezione limitata di bottiglie d’arte; seguirà poi la realizzazione di etichette d’arte con un tono più commerciale che verranno promosse e commercializzate attraverso i canali della ToscanWine Group.

In Corea del Sud, a Seoul, in occasione della Seoul International Wines&Spirits Expo 2015, è stata presentata la prima collezione di WineHeArt:

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Aleandro Roncarà, artista toscano di pop-art, ha creato una collezione di cinquanta opere d’arte, di cui due sono state esposte presso il nostro booth in occasione dell’evento fieristico di Seoul, e la Cantina Donini, azienda umbra, ha fatto parte di questo progetto con il suo eccellente barbera umbro ed il suo sorprendente vino liquoroso. Il packaging è stato creato selezionando una Bordolese Imperiale Alta Extra, per il rosso, ed una Bordolese Demi, per il vino liquoroso, sigillate con la gomma-lacca e le scatole sono state realizzate con legno di botti di rovere invecchiate grazie alla maestria di un abile artigiano fiorentino.

Il tutto per creare una linea esclusiva, espressione di ciò che l’Italia del vino e dell’artigianato può creare, elevati ed impreziositi dall’Arte di Aleandro Roncarà.

Ecco i due esemplari esposti in Corea del Sud:

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A breve…la realizzazione delle etichette d’arte.

Giappone: il paese asiatico con maggior consumo di vino pro capite annuo

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Il Giappone è il primo paese in Asia per consumo pro capite di alcohol pari a 2,6 litri annui. Solo il 5% degli alcolici consumati è vino e questo dato lascia presupporre un ampio potenziale di crescita. Inoltre l’aumento dell’Iva dal 5% all’8% ha ridotto i consumi per alcolici ad eccezione del vino. Amanti del bello estetico, sono un Paese che ha conosciuto la cultura occidentale prima di altri stati asiatici, attraverso viaggi ed esperienze nei paesi europei, raggiungendo una buona conoscenza del vino. La liberalizzazione progressiva delle licenze di vendita al dettaglio degli alcolici e le campagne educative sulle qualità benefiche  del vino, hanno favorito una crescita del consumo di tale prodotto. Il consumo di alcohol è favorito anche dagli ottimi mezzi pubblici frequentemente utilizzati nelle città giapponesi in quanto controlli e sanzioni per guida in stato di ebrezza sono molto severi. 

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Sebbene la svalutazione dello yen abbia sicuramente influito in negativo sulle importazioni in generale, costringendo gli importatori ad esborsi più alti per stesse quantità di prodotto. Per quanto riguarda i maggiori paesi esportatori, possiamo registrare che nel periodo gennaio-settembre 2014 l’Italia chiude con un +5%, migliorando il consuntivo del primo semestre. La Francia subisce invece un calo del 2,5%, mentre il Cile con una crescita del 20,5% raccoglie i frutti dell’accordo di libero scambio siglato col Paese del Sol Levante che adesso ha piena efficacia. L’Australia ha visto una perdita del 5%, ma ha firmato quest’anno l’accordo di libero scambio col Giappone di cui vedrà gli effetti nel giro di sette anni.

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Per quanto riguarda la distribuzione, diversamente dal canale GDO, sia che il vino venga importato attraverso un importatore od un produttore giapponese, ci sono due canali: un grossista di 1° livello che distribuisce ai dettaglianti ed ai ristoranti oppure grossisti di sportello che riforniscono in piccole quantità, ma spesso, realtà che non hanno molto spazio per lo stoccaggio. I prezzi dei vini vengono aumentati da 3 a 5 volte rispetto ai prezzi ex-works; nella GDO il prezzo medio di una bottiglia di vino si aggirava poco al di sopra dei 1.000 yen (poco sopra i 7 €), ma adesso siamo sui 2.500-3.000 yen (10,85 € – 21,70 €), con reparti dedicati sempre più grandi.

Korea del Sud: un mercato in forte crescita e dalle ottime potenzialità

 449050_south-korea_satin_flag_yuzhnaya-koreya_atlasa_flag_1920x1080_(www.GdeFon.ru)La Korea del Sud è un mercato molto interessante: è il terzo Paese orientale più importante, in relazione al vino, dietro a Cina e Giappone. I coreani bevono in media 2 litri di alcohol pro-capite annui ed i consumi sono in ascesa, come anche quel ceto medio altamente influenzato dalla cultura anglosassone, grazie a cui in termini di consumi e conoscenza del vino sono più maturi dei consumatori cinesi. L’Italia in questo mercato risulta al terzo posto dietro Francia e Cile, che però superiamo per prezzo medio. Gli spumanti sono un segmento in crescita, dapprima poco conosciuti, adesso stanno sempre più riscontrando apprezzamenti. In questo segmento, l’Italia è leader in volumi, mentre la Francia ha prodotti medi al doppio del nostro prezzo.

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Dal punto di vista sociale, bere e mangiare in Korea sono un momento molto importante sia per socializzare che per discutere accordi d’affari. I coreani infatti pensano che solo quando beve l’uomo riveli la sua vera personalità, scoprendo dunque se ci si possa fidare o meno di un potenziale socio d’affari. In Korea si beve birra coreana, molte delle quali chiare; il Soju (fatto con cereali e patate dolci, simile alla vodka e con un alto contenuto alcolico, bevuto soprattutto dagli uomini d’affari); i vini coreani, la maggior parte fatti col riso fermentato ed in alcuni casi con aggiunta di erbe o frutta.

Nel periodo gennaio-giugno 2013 le importazioni di vino sono cresciute del 21,2% in più rispetto allo stesso periodo 2012. Infatti nel 2013 c’è stato un aumento del 13% rispetto ai volumi e del 16% rispetto al valore.

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Altro importante passaggio per la crescita del mercato coreano è stato l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea entrato in vigore il 1°luglio 2011 che elimina il 98,6% di dazi da entrambe le parti per prodotti sia industriali che agricoli.

Per quanto riguarda i canali distributivi coreani possiamo paragonarli a quelli occidentali con GDO, HORECA e canale al dettaglio; ci sono poche difficoltà a livello di pratiche burocratiche e doganali ed inoltre c’è un ottimo contesto infrastrutturale con modelli di distribuzione e consumo molto vicini a quelli giapponesi.